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Altroconsumo1) Altroconsumo è stata riammessa al consiglio nazionale delle associazioni di consumatori (Cncu), con decreto del 31 luglio 2008 (p. 4): forse ha risolto i conflitti d'interesse, oppure il suo voto per corrispondenza è stato considerato democratico; da approfondire.
2) L'ultimo numero contiene a p. 48 un buon trafiletto (segue) sulla causa di Mediaset contro YouTube, che difende le libertà digitali dei cittadini (loro dicono "consumatori"). Altroconsumo si dimostra ancora una volta piuttosto sensibile ai temi che ci interessano. 3) E infatti l'ultimo numero della loro rivista tecnologica Hi_Test contiene un articolo (in copertina) su Wikipedia: qualcuno ne ha una copia e può farcene almeno un sunto? Nemo -------------------------------------------------------------------------------- Mediaset contro YouTube: e i consumatori? Mediaset ha intentato una causa contro YouTube (Google) chiedendo un risarcimento pari a 500 milioni di euro per l'illecita diffusione e sfruttamento commerciale di 4.463 file audio-video di proprietà delle società del gruppo. In base alla legislazione, le pretese di Mediaset possono anche avere una base giuridica consistente. Certamente più discutibile sembra, invece, il rapporto tra l'illecita diffusione dei filmati e l'entità esorbitante della somma richiesta. Quello che è certo, è che non è sul piano giudiziario che dovrebbero essere risolte queste questioni. Cause di questo genere fanno seguito all'incapacità del legislatore nazionale ed europeo di riformare le ormai obsolete norme sul diritto d'autore, considerati i nuovi scenari dell'informazione. Da tempo auspichiamo un più esplicito riconoscimento dei diritti all'accesso ai contenuti digitali e alla cultura per i consumatori. Non ci sfugge che Google non mette a disposizione i contenuti online sulle sue piattaforme per il bene dell'umanità. Questa attività produce considerevoli guadagni, e in gioco c'è la questione dei passaggio degli investimenti pubblicitari dalla tv analogica a internet. Tuttavia, nelle pretese di Mediaset c'è qualcosa che non quadra. ■ La quantificazione del danno in 500 milioni di euro sarebbe basata sull'ipotesi che le reti Mediaset hanno perso 315.672 giorni di visione da parte dei telespettatori; ma se i contenuti erano su YouTube, dovevano essere già stati trasmessi, quindi i telespettatori li avevano già visti o se li erano persi. Ritrovarli su YouTube non è lesivo dei diritti dell'azienda e potrebbe servire a promuovere su internet le trasmissioni Mediaset. ■ Mediaset pretende poi di aggiungere le perdite subite per mancata vendita di spazi pubblicitari. Ci sembra che i telespettatori abbiano già dato ampiamente in termini di sovraccarico pubblicitario. Appare utile ricordare che, sulla base di un monitoraggio da noi condotto nel 2006 in collaborazione con l'Osservatorio di Pavia, la pubblicità nelle tv commerciali supera costantemente i tetti stabiliti dalla legge, senza che l'Agcom abbia mai fatto granché. Gli introiti potenziali relativi agli sforamenti di un anno ammontavano addirittura a 50 milioni di euro. Infine, c'è la questione dei contenuti generati dagli utenti, ampiamente utilizzati da Mediaset senza che i detentori dei diritti d'autore siano mai stati remunerati. Insomma se la legge deve essere applicata allora dovrebbe valere per tutti. Di questo caso sentiremo parlare per un bel pezzo. Google e Mediaset probabilmente si metteranno d'accordo: il rischio è che, nel frattempo, internet venga purtroppo stravolta e che si perdano ulteriormente mportanti libertà digitali che sentiamo ormai come acquisite. _______________________________________________ WikiIT-l mailing list WikiIT-l@... Pagina per iscriversi/disiscriversi: https://lists.wikimedia.org/mailman/listinfo/wikiit-l |
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Re: AltroconsumoEcco qui l'articolo su Wikipedia della rivista Hi_Test di Altroconsumo come
richiesto da Nemo_bis ---------------- Enciclopedie online: i segreti di Wikipedia Cos'è e come funziona Per entrare nella versione di Wikipedia in italiano basta digitare l'indirizzo: it.wikipedia.org. Per fare una ricerca si possono scegliere le varie categorie (Scienze matematiche, Arte, Società, Persone) o consultare l'indice alfabetico delle voci, oppure introdurre nell'apposita casella le parole chiave. La Wikipedia in italiano è formata, al momento in cui scriviamo, da 477.700 voci. Ognuna presenta varie opzioni: discussione, modifica, cronologia, sposta, segui. Cliccando con il mouse su *discussione*(a) si può accedere all'eventuale discussione tra gli utenti in merito a quella voce, utile per capire se si tratta di una voce controversa o che suscita dibattito all'interno della comunità. Andando su *modifica *(b) si può entrare nel programma di scrittura e modificare il testo: aggiungere, togliere, cambiare. Per farlo non è nemmeno necessario registrarsi al portale. Nella *cronologia* (c) viene tenuta traccia di tutto ciò che è stato fatto su quell'articolo; ogni modifica è accompagnata da data e ora e dal nickname dell'utente che l'ha fatta. Le modifiche apportate da utenti non registrati segnalano l'indirizzo IP del computer da cui è partita l'operazione, un numero univoco che contraddistingue il singolo pc. Cliccando su *sposta *(d) si può rinominare una voce e ricollocarla, insieme a tutta la sua cronologia, in una diversa categoria dell'enciclopedia. Infine cliccando su *segui* (e) si aggiunge la pagina alla propria "Lista di osservati speciali" per tenere d'occhio eventuali cambiamenti apportati da quel momento in avanti. Le ultime due operazioni sono un privilegio che spetta solo agli utenti registrati (basta compilare il modulo online e scegliere un nickname, il tutto gratuitamente). Alcune regole Npov, Gfdl, Wikiquette, Wikilove… Dietro queste oscure sigle si celano alcune regole fondamentali per la partecipazione al progetto di diffusione del sapere, intrapreso nel 2001 dall'americano Jimmy Wales, e abbracciato negli anni con tanto entusiasmo da utenti di tutto il mondo. Sono regole che servono a tenere un relativo ordine nel caos, ma anche a dare un minimo di affidabilità a quanto si legge sulle pagine dell'enciclopedia. La loro applicazione non subisce uno scrutinio preventivo, nel senso che nessuno controlla che una voce rispetti tutti i requisiti prima che questa sia pubblicata. Il controllo è effettuato a posteriori dall'intera comunità di utenti. > Npov è un acronimo per *Neutral point of view*, ovvero punto di vista neutrale. Su Wikipedia non si parteggia per una tesi, si riportano fatti, informazioni verificabili, punti di vista diversi e contrastanti laddove si trattino argomenti controversi. O almeno così dovrebbe essere. > Gfdl è la sigla di *Gnu free documentation license*, la licenza con cui viene distribuito ogni contenuto prodotto per Wikipedia. La licenza lascia libero chiunque di riutilizzare i materiali (testi, foto, disegni e quant'altro) anche a fini commerciali, a patto che chi lo fa ridistruibuisca le opere derivate con la stessa licenza. Questo vieta di inserire nell'enciclopedia materiali coperti dal diritto d'autore e da qualunque forma di licenza che sia più restrittiva della Gfdl. In sostanza non si possono copiare e incollare brani di cose scritte da altri e coperti da copyright, ma nemmeno, per esempio, usare immagini prese dal sito di condivisione di foto Flickr e coperte da una licenza Creative Commons che ne rende libera la copia, ma ne vieta l'uso a fini commerciali. > Wikiquette è l'etichetta da seguire: le regole di buona condotta, che impongono di confrontarsi civilmente con chi non la pensa come noi e invita a "prediligere il Wikilove" evitando attacchi personali. La filosofia alla base di un progetto collaborativo di questa portata è che bisogna presumere che i partecipanti siano in buona fede. Come vedremo questo non è sempre facile, né sempre vero. La community Chi controlla che le regole di fondo siano rispettate? I wikipediani stessi, una comunità formata da quasi 290.000 utenti registrati, che attraverso un apposito portale (it.wikipedia.org/wiki/Portale:Comunità<http://it.wikipedia.org/wiki/Portale:Comunit%C3%A0>) si segnalano cosa c'è da fare: le voci da *wikificare*, ovvero da uniformare allo stile generale dell'enciclopedia, quelle da controllare perché in odore di *copyviol* (violazione del diritto d'autore), le pagine che ancora non sono state inserite in alcuna categoria, quelle da controllare per mancanza di neutralità, quelle prive di citazione di fonti, gli abbozzi da integrare e così via. Molti utenti passano su Wikipedia parecchio del loro tempo. "Anche 10 ore al giorno 7 giorni su 7", ironizza Mizardellorsa, alias Gian Francesco Esposito, collaboratore prolifico. "A periodi passo su Wikipedia l'equivalente di una giornata lavorativa", gli fa eco Twice 25, Tullio Arecco, anche lui in pensione, che si autodenuncia: "la wikidipendenza esiste". Si comincia migliorando una voce su un argomento di propria conoscenza, e poi si continua aggiungendo abbozzi (in gergo "Stub<javascript:OpenGlossary('Stub');>") di voci che ancora mancano, si correggono i refusi e alla fine ci si può ritrovare impiegati a tempo pieno. Senza stipendio però, perché tutto il lavoro si svolge su base volontaria. E come si affronta il fatto che il proprio lavoro può essere modificato, integrato, stravolto o addirittura annullato da qualsiasi altro utente, registrato e no? "È un sistema iperdemocratico", spiega Esposito. "Forse alcuni argomenti ogni tanto si dovrebbero lasciar assestare, ma la democrazia va accettata". Servono più regole? "Ogni tanto vorrei più intelligenza", risponde telegrafico, segno che il Wikilove non sempre regna sovrano. "Trovo che in Italia tendiamo a essere sbrodoloni nelle discussioni", racconta Arecco, wikipediano dal 2003. "Per quel poco che frequento le versioni in altre lingue, ho l'impressione che altrove la messaggistica tra gli utenti sia più diretta, più asciutta. Io se vedo errori clamorosi cerco comunque sempre di venire a patti con gli altri utenti: è un progetto aperto, non puoi usare la forza". Possibili problemi I princìpi che ispirano Wikipedia sono nobili, ma non si può dire altrettanto di tutti quelli che la frequentano. I problemi da gestire sono tanti: i tentativi di fare pubblicità all'interno delle sue pagine, la pura voglia di disturbare, rovinare, vandalizzare i suoi contenuti, la noncuranza o la disattenzione verso le sue regole fondamentali. Molte pagine contengono avvisi che possono suonare minacciosi: "mancano le fonti!", "questa voce è solo un abbozzo" e così via. Prima di cancellare una voce gli utenti cercano di capire se sia migliorabile, se i problemi che presenta possono essere risolti, ma nel frattempo è necessario avvertire chi capiterà lì per consultarla che quella pagina sta subendo uno scrutinio. Avvisi come questi sono la dimostrazione più evidente del fatto che si tratta di un progetto aperto, con tutti i rischi del caso, ma anche la prova della buona volontà della comunità di cercare di far rispettare i pilastri su cui il progetto si regge. In presenza di problemi più seri (vandali tenaci che continuano a inserire errori o insulti, nonostante i tentativi della comunità di dissuaderli e riportare i toni alla pacatezza richiesta) saranno gli amministratori a intervenire, con contromisure che vanno dal bandire per un po' l'utente dispettoso, al bloccare, anche in questo caso per un certo periodo di tempo, la voce oggetto di vandalismo. Anche la licenza Gfdl è da molti vissuta come un problema. "È una logica americana" sostiene Mizardellorsa "io la trovo molto limitante. E credo che per usi didattici dovremmo promuovere il Fair Use: la possibilità di utilizzare in bassa risoluzione anche immagini coperte da copyright". Se ne è discusso molto tra i wikipediani di lingua italiana, ma i puristi dell'open source non sono d'accordo con questa visione e credono che si debba impiegare esclusivamente ciò che è libero da diritti. Forse anche per questo l'edizione italiana dell'enciclopedia soffre di una certa verbosità ed è graficamente meno accattivante di altre; in molte voci si sente la mancanza di immagini o contributi multimediali. Cosa fa la concorrenza Che differenza c'è tra consultare Wikipedia e la Treccani? Siamo andati in una grande biblioteca pubblica e abbiamo cercato una decina delle voci più enciclopediche tra quelle messe sotto esame su Wikipedia. L'esperienza è stata nel migliore dei casi faticosa, nel peggiore assai frustrante. La Treccani presente in biblioteca era formata dal primo corpo di volumi, datati 1934, e dalle successive 7 appendici di aggiornamento, ciascuna in vari volumi. Ogni voce andava quindi cercata su tutte le successive appendici per metterne insieme la versione completa. Le voci più classiche, da Dante Alighieri a Giuseppe Verdi, dall'Impressionismo al Violino, non hanno subìto rimaneggiamenti dal 1934 ai giorni nostri. In genere sono molto complete e dettagliate, ma lo stile aulico è decisamente superato e appesantisce la trattazione, oltre a dare un generale sensazione di stantìo. Alcune voci, come quella sulla fotosintesi clorofilliana, sono spezzettate in 5 diverse appendici e la trattazione nel suo complesso è una lettura che sembra riservata agli specialisti. Ai Beatles sono state dedicate in tutto 27 righe, mentre il museo del Louvre non ha una sua voce, ma va cercato all'interno della voce dedicata a Parigi, nella parte sui musei. La tradizione, insomma, sembra piuttosto difficile da avvicinare, il metodo di consultazione è poco intuitivo e per niente pratico, l'aggiornamento in molti casi è inesistente. Treccani non fa molto per modernizzarsi: non consente la consultazione online, neanche a pagamento. Sul suo sito compaiono alcuni contenuti scelti a discrezione dei redattori. Sul web il concorrente più insidioso di Wikipedia dovrebbe essere Knol, l'enciclopedia collaborativa recentemente inaugurata da Google, disponibile per ora solo in inglese. Le voci sono firmate ma prive di un controllo preventivo. I collaboratori sono invitati a esprimere opinioni personali e ogni voce può avere tante versioni quanti sono gli utenti che hanno voglia di scrivere la propria. Non manca, infine, la pubblicità: con il sistema AdSense, Google promette a chi accetta inserzioni nelle proprie voci di elargire parte dei guadagni, come già avviene con i blog. "Si discute fra pari" *Intervista a FRIEDA BRIOSCHI * *È tra i fondatori di Wikipedia in italiano. Amministratore, poi presidente di Wikimedia Italia, l'associazione no profit che sta dietro all'edizione italiana, oggi Frieda Brioschi è membro del Consiglio direttivo di Wikimedia Foundation, la casa-madre di Wikipedia. Tutto senza alcuna retribuzione. * *Che organizzazione gerarchica esiste all'interno di Wikipedia? Nessuna. Siamo tutti uguali. C'è solo una gerarchia tecnica. Gli amministratori (sono 95 su 290.000 utenti e sono votati telematicamente da tutta la comunità - n.d.r.) hanno il potere di bandire per un po' i disturbatori o di bloccare le pagine particolarmente bersagliate. I burocrati sono coloro che permettono agli amministratori di fare questi interventi e sono quelli a cui rivolgersi se si vuole cambiare nome utente. Gli steward, infine, sono figure trasversali: super-amministratori per tutte le edizioni.* *Quali sono secondo lei i problemi di Wikipedia? Il problema numero 1 è l'attendibilità. Va detto che su questo si fa una politica trasparente. C'è un disclaimer che avverte che quello che si legge va preso con le pinze. * *Come si fa a controllare quello che scrivono gli utenti? Il primo strumento è "Ultime modifiche", una pagina che contiene quello che è successo di nuovo. Poi ci sono quelli che tengono d'occhio le voci che hanno più a cuore, facendo di fatto un monitoraggio costante. Ogni tanto organizziamo i "Festival della qualità": periodi limitati in cui convogliamo gli sforzi su un argomento particolare. * *Come fate a individuare le violazioni di copyright? C'è un programma che confronta le voci con i testi che compaiono su altri siti o riconosce i testi scannerizzati. Se ci accorgiamo di una violazione il testo viene cancellato. Il responsabile è la persona riconducibile all'indirizzo IP da cui è arrivato il contributo incriminato. Wikimedia Italia non è legalmente responsabile.* *Wikipedia è gratuita e priva di pubblicità. Durerà? Come fa i soldi il suo creatore, Jimmy Wales?br> Finora ce l'abbiamo fatta senza pubblicità, non so se sia sostenibile per sempre. Wikimedia Foundation ha un bilancio di 4 milioni di dollari, composto sia da singoli oboli da 20 dollari sia da donazioni fatte da grosse società americane, come fossero borse di studio assegnate al progetto. Wales fa i soldi con Wikia, una società for profit, che è una piattaforma per wiki che si mantiene con la pubblicità.* *Qual è la edit war <javascript:OpenGlossary('edit%20war');> (guerra di versioni su una voce) più clamorosa che si ricorda? Quando è morto Papa Wojtyla è andata online una versione veramente parziale della sua biografia, su cui si è scatenata un'accesa discussione. Come accade su eventi controversi di storia recente, su politica, religione, sull'attualità insomma. Difficile scannarsi su Mozart.* *Bisogna privilegiare l'attendibilità o la completezza? Credo la completezza, perché altrimenti la gente non ti consulta.* Il giorno 2 settembre 2008 10.13, Nemo_bis <nemowiki@...> ha scritto: > 1) Altroconsumo è stata riammessa al consiglio nazionale delle associazioni > di consumatori (Cncu), con decreto del 31 luglio 2008 (p. 4): forse ha > risolto i conflitti d'interesse, oppure il suo voto per corrispondenza è > stato considerato democratico; da approfondire. > 2) L'ultimo numero contiene a p. 48 un buon trafiletto (segue) sulla causa > di Mediaset contro YouTube, che difende le libertà digitali dei cittadini > (loro dicono "consumatori"). Altroconsumo si dimostra ancora una volta > piuttosto sensibile ai temi che ci interessano. > 3) E infatti l'ultimo numero della loro rivista tecnologica Hi_Test > contiene un articolo (in copertina) su Wikipedia: qualcuno ne ha una copia e > può farcene almeno un sunto? > > Nemo > > > -------------------------------------------------------------------------------- > > Mediaset contro YouTube: e i consumatori? > Mediaset ha intentato una causa contro YouTube (Google) chiedendo un > risarcimento pari a 500 milioni di euro per l'illecita diffusione e > sfruttamento commerciale di 4.463 file audio-video di proprietà delle > società del gruppo. > In base alla legislazione, le pretese di Mediaset possono anche avere una > base giuridica consistente. Certamente più discutibile sembra, invece, il > rapporto tra l'illecita diffusione dei filmati e l'entità esorbitante della > somma richiesta. Quello che è certo, è che non è sul piano giudiziario che > dovrebbero essere risolte queste questioni. Cause di questo genere fanno > seguito all'incapacità del legislatore nazionale ed europeo di riformare le > ormai obsolete norme sul diritto d'autore, considerati i nuovi scenari > dell'informazione. Da tempo auspichiamo un più esplicito riconoscimento dei > diritti all'accesso ai contenuti digitali e alla cultura per i consumatori. > Non ci sfugge che Google non mette a disposizione i contenuti online sulle > sue piattaforme per il bene dell'umanità. Questa attività produce > considerevoli guadagni, e in gioco c'è la questione dei passaggio degli > investimenti pubblicitari dalla tv analogica a internet. Tuttavia, nelle > pretese di Mediaset c'è qualcosa che non quadra. > ■ La quantificazione del danno in 500 milioni di euro sarebbe basata > sull'ipotesi che le reti Mediaset hanno perso 315.672 giorni di visione da > parte dei telespettatori; ma se i contenuti erano su YouTube, dovevano > essere già stati trasmessi, quindi i telespettatori li avevano già visti o > se li erano persi. Ritrovarli su YouTube non è lesivo dei diritti > dell'azienda e potrebbe servire a promuovere su internet le trasmissioni > Mediaset. > ■ Mediaset pretende poi di aggiungere le perdite subite per mancata vendita > di spazi pubblicitari. Ci sembra che i telespettatori abbiano già dato > ampiamente in termini di sovraccarico pubblicitario. Appare utile ricordare > che, sulla base di un monitoraggio da noi condotto nel 2006 in > collaborazione con l'Osservatorio di Pavia, la pubblicità nelle tv > commerciali supera costantemente i tetti stabiliti dalla legge, senza che > l'Agcom abbia mai fatto granché. Gli introiti potenziali relativi agli > sforamenti di un anno ammontavano addirittura a 50 milioni di euro. > Infine, c'è la questione dei contenuti generati dagli utenti, ampiamente > utilizzati da Mediaset senza che i detentori dei diritti d'autore siano mai > stati remunerati. Insomma se la legge deve essere applicata allora dovrebbe > valere per tutti. Di questo caso sentiremo parlare per un bel pezzo. Google > e Mediaset probabilmente si metteranno d'accordo: il rischio è che, nel > frattempo, internet venga purtroppo stravolta e che si perdano ulteriormente > mportanti libertà digitali che sentiamo ormai come acquisite. > _______________________________________________ > WikiIT-l mailing list > WikiIT-l@... > Pagina per iscriversi/disiscriversi: > https://lists.wikimedia.org/mailman/listinfo/wikiit-l > -- by Gusme! it.wikipedia.org/wiki/Utente:Gusme _______________________________________________ WikiIT-l mailing list WikiIT-l@... 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Re: AltroconsumoGusme ha scritto:
> ---------------- > Enciclopedie online: i segreti di Wikipedia [...] E adesso che si fa? Si ripulisce la "cronologia" anche qui? :-) -- Francesco Cosoleto | http://cosoleto.free.fr What gets us into truoble is not what we don't know. It's what we know for sure that just ain't so. (Mark Twain) _______________________________________________ WikiIT-l mailing list WikiIT-l@... Pagina per iscriversi/disiscriversi: https://lists.wikimedia.org/mailman/listinfo/wikiit-l |
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Re: AltroconsumoCosoleto:
>E adesso che si fa? Si ripulisce la "cronologia" anche qui? :-) Esiste il diritto di rassegna stampa, mi risulta, anche se una o due finanziarie fa hanno tentato di istituire un balzello che non mi sembra essere entrato in vigore (http://www.peacelink.it/mediawatch/a/18982.html). Nemo _______________________________________________ WikiIT-l mailing list WikiIT-l@... Pagina per iscriversi/disiscriversi: https://lists.wikimedia.org/mailman/listinfo/wikiit-l |
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